QCM nr 73 – Maggio 2015 – Settembre 2015

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Editoriale QCM nr 73
C’era una volta

Milano oggi ce lo insegna: il cambiamento è necessario, il cambiamento è bellissimo quando comporta l’ennesimo salto di qualità. Anche in via Assietta.
Sì, c’era una volta il Cral, il dopolavoro prima della Montecatini, poi della Montedison. Le fotografie vecchie mezzo secolo ci rimandano immagini di un mondo in bianconero fatto di operai, impiegati e dirigenti sempre distinti, con la camicia bianca e la cravatta, anche e soprattutto di domenica. I primi venivano qui per dimenticare il duro lavoro e fumarsi in santa pace le Nazionali Esportazione, quelle con il pacchetto verde e la goletta nera. Alcuni per risparmiare, o per vezzo, compravano le sigarette sciolte e il tabacchino – attenzione, non il tabaccaio come diciamo adesso – gliele vendeva in una bustina di carta leggera, la stessa in cui i ragazzi dell’epoca mettevano le prime figurine dei calciatori per poi scambiarsele con i compagni di scuola.
C’era una volta, appunto, un grande spazio verde. Che c’è ancora, solo che ora è tutt’altra cosa. Sino a poche settimane fa era il Quanta Village, un vero villaggio dello sport, con tanti campi da tennis e da calcio, una superficie per l’hockey inline riservata alla squadra campione d’Italia, aree attrezzate per il beach volley, una piscina e una dépendance per bar, ristorante e spogliatoi. Ma ora anche “Village” sembra una parola obsoleta, un po’ come il Cral di un tempo. Sì, perché ora il Quanta è un Club, un vero tempio del fitness, dello sport e del relax. Il cambiamento non è solo lessicale ma addirittura architettonico perché una nuova palazzina per il fitness (ma non solo) è stata inaugurata da pochi giorni ed è pronta a soddisfare i bisogni sia sportivi che ricreativi dei sempre più numerosi frequentatori del Village, pardòn del Club. Ma è quasi terminata anche la ristrutturazione della Club House con un sacco di novità di cui non voglio al momento parlare, per non togliervi la sorpresa. E poi… E poi ci sono io, uno sportivo dilettante, molto, prestato per tanti anni al giornalismo e chiamato da Umberto Quintavalle ad occuparmi del magazine che state leggendo. Sono certo che diverremo amici.

Paolo Bonanni