QCM nr 79 Dicembre 2016 – Marzo 2017

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Editoriale del Quanta Club Magazine nr 79 dicembre 2016 – marzo 2017

Madame Godot

“Waiting for Godot” è la più famosa opera teatrale di Samuel Beckett. La sua traduzione (“Aspettando Godot”) è divenuta sinonimo di una situazione in cui si aspetta un avvenimento che dà l’apparenza di essere imminente, ma che nella realtà non accade mai. Per noi del Quanta Club Godot è Roberta Guaineri, il nuovo Assessore allo sport milanese mai incontrata nonostante i numerosi e inascoltati inviti.
“Gentile Avvocato Guaineri”. Così iniziano le diverse lettere (ed email nella loro forma digitale) che il Presidente di Quanta, Umberto Quintavalle, e il sottoscritto negli ultimi mesi le hanno inviato per invitarla rispettivamente a prendere conoscenza del Club e a un’intervista sullo stato e la gestione dello sport milanese. Ebbene, a nessun approccio Quintavalle ed io abbiamo ricevuto risposta. Eppure dopo che il 5 giugno era stata eletta in consiglio comunale, il 27 dello stesso mese il nostro Presidente si era immediatamente complimentato per il risultato elettorale che l’aveva poi portata ad essere scelta come Assessore al Turismo, allo Sport e Tempo Libero.
Il Presidente del Gruppo Quanta, founder tra l’altro del Quanta Club e dello storico Hockey Club Milano, cittadino emerito di una Milano che ne ha riconosciuto le doti imprenditoriali e sportive tanto da avergli assegnato l’Ambrogino d’oro (il Comune di Milano) e la Rosa Camuna (la Regione Lombardia), rivendicando giustamente che il suo Hockey Club Milano ha un palmarès non troppo dissimile da quello di Inter e Milan con ben 15 trofei in bacheca tra cui 6 campionati italiani assoluti in quella che voleva essere una lettera di apertura nei confronti dell’Assessorato allo Sport e alla controllata MilanoSport, le aveva rivolto un invito “a farLe toccare con mano qualcosa di molto significativo che credo dia prestigio alla nostra città. In occasione della festa dello Scudetto 2015-16 dell’Hockey Club Milano, il 9 luglio, mi farebbe molto piacere poterLe esporre il nostro pensiero sulla situazione e sviluppo dello sport milanese”.
Quello che era un chiaro invito a un “calumet della pace” da fumare insieme nel tepee del Quanta Club è però stato scortesemente ignorato dal nuovo Assessore che non ha nemmeno fatto rispondere dalla segreteria che non poteva presenziare per questo o quel motivo. Così come è rimasta inascoltata la richiesta, inviatale tramite le colonne di questo magazine, quando nell’editoriale dell’ultimo numero le abbiamo ricordato che “più volte dal Quanta Club si è alzato un grido di dolore sulla gestione sportiva comunale. Vi aggiungiamo l’invito a venire a trovarci: tra l’altro Lei che ama la corsa potrà provare il nostro circuito dedicato a chi vuole fare running in piena sicurezza”.
Inchiostro inutile, come le mail che come direttore del magazine le ho mandato per chiederle un’intervista sullo sport milanese. Nella prima mail confidavo in una cortese risposta e “soprattutto nella concessione di questa intervista (cui tengo molto)”. Passate due settimane in una seconda mail ammettevo il disappunto per “non aver ricevuto neppure un cortese segnale di interesse” sia pure in forma digitale perché “non volendo disturbarla presso la sede della sua occupazione professionale le rinnovo via mail l’interesse a questa intervista sperando, stavolta, di ottenere un risultato migliore e soprattutto rispondente al corretto rapporto tra istituzioni pubbliche e stampa”. Probabilmente l’accenno al rapporto politica-stampa ha spinto una sua press-agent a telefonarmi dicendo che “l’assessore per ora non rilascia interviste. Queste saranno possibili da fine settembre”. Quasi pleonastico aggiungere che da allora sono passati mesi di totale silenzio istituzionale, almeno con noi.
Poco di più ha ottenuto il Presidente Quintavalle che dopo l’ennesimo invito, questa volta per la finale di Super Coppa tra l’Hockey Club Milano e il CUS Verona ha ricevuto da Lei solo un breve appunto manoscritto in cui avvertiva che non sarebbe stata presente. Quella che sembrava un’apertura di dialogo ha spinto il Presidente a reiterare all’Avvocato Guaineri, insieme al nuovo Direttore centrale avvocato Andrea Zuccotti, l’invito “a venirci a trovare, non solo per poterLa finalmente conoscere ma anche per poterLe raccontare la nostra visione dello Sport milanese e farLe visitare il nostro Quanta Club, che credo sia espressione unica a Milano di una struttura sportiva di ben 62.000mq aperta non solo ai suoi Soci ma anche a tutti i milanesi”. Dal 3 novembre sta aspettando una qualsiasi doverosa risposta.
Noi del Quanta di questo silenzio fragoroso ce ne facciamo una ragione ma ricordiamo all’Avvocato Guaineri che chi ci rimette è lei, il suo assessorato e purtroppo lo sport milanese con il carosello di assessori allo sport che durante il mandato ci hanno quasi sempre osteggiato.
La politica di MilanoSport ha portato quasi solo danni, come noi di Quanta ripetiamo da anni: negli ultimi 10 anni il Comune ha gettato al vento 100 milioni di euro per dare servizi e risposte sportive ai milanesi che sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo invano detto, anzi urlato, che questa politica avrebbe messo in grave difficoltà i privati che salvo pochissime eccezioni sono oggi in ginocchio come testimoniano due gloriosissimi club come il Tennis Club Milano e l’Ambrosiano che stanno vivendo il peggior momento della loro vita.
È un vero peccato per Milano che avrebbe avuto l’opportunità di sapere le cose in anteprima e non deve ricominciare da zero: glielo avremmo spiegato noi. E così purtroppo non avremo l’occasione di parlare con lei di città degli stadi né di quello che al Quanta Umberto Quintavalle avrebbe voluto costruire dando ospitalità a 2.500 appassionati o più semplicemente di ospitare nel 2018 la Champions e magari, addirittura, i Mondiali di Hockey in line.
Su questa situazione si innesta il discorso Olimpiadi “milanesi”. Al riguardo impietosamente tutti si mettono a ridere quando si parla di quei Giochi che Beppe Sala ha prospettato, dato che come si dimostra nel nostro servizio (che altro non fa che riprendere quanto scritto da importanti organi di stampa) organizzare un evento mondiale in questa situazione non è solo utopico ma addirittura blasfemo data la situazione (o l’assenza) di impianti degni di questo nome. E anche qui ricordiamo che se avessero dato retta ai “warning” lanciati da via Assietta negli ultimi 10 anni riguardo alla politica degli impianti potremmo parlare di Olimpiade senza suscitare l’ilarità generale.

Paolo Bonanni