QCM nr 80 Marzo 2017 – Giugno 2017

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Editoriale del Quanta Club Magazine nr 80 marzo 2017 – giugno 2017
Maledetta Burocrazia

Diceva l’umorista israeliano Ephraim Kishon che “i burocrati sono numerosi come i granelli di sabbia in riva al mare. Con la differenza che la sabbia non prende lo stipendio”. In effetti, un sostantivo che indica procedure complesse non poteva che avere un’etimologia complessa. Ci si sono messi i francesi e i greci (quelli antichi, non quelli commissariati dall’Unione Europea) a dare vita al termine “burocrazia” che deriva appunto dal francese “bureau” (ufficio) e dal greco “kratos” (potere) greco, originando l’incubo più temuto da chi deve confrontarsi con pratiche amministrative nei più svariati settori. Tutti i governi, locali e nazionali, hanno annunciato a gran voce di volere la “burocrazia zero” ma gli adempimenti, i lacci e i cavilli che ostacolano chiunque abbia intenzione di creare un’impresa, non finiscono mai. Anzi aumentano. L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha calcolato che nel 2017 il numero di pratiche a carico delle micro e piccole imprese crescerà mediamente di 4 adempimenti. Vita dura dunque per quelle artigiane (senza dipendenti) che lungo i 12 mesi dell’anno dovranno pagare o inviare documenti e carte da bollo ben 30 volte, per onorare altrettante scadenze fiscali. Va peggio (78) per un negozio commerciale (con 5 dipendenti) e per le piccole imprese industriale (con 50 dipendenti): anziché battersi contro il peso oppressivo della pubblica amministrazione che impegna tempo e risorse, dovrebbero solo pensare a creare ricchezza.
Queste immani pastoie le abbiamo vissute anche noi milanesi quando il potere dei burocrati, i dirigenti comunali ansiosi di poter sviluppare il loro micro ma tirannico potere, si sono messi di traverso a qualsiasi iniziativa di quei privati che cercassero di costruire qualcosa assieme al “pubblico”. Il founder del Quanta Club, Umberto Quintavalle, da più di un decennio si batte con pervicacia contro lo spaventoso Moloch burocratico dei reggitori dello sport meneghino, in altre parole MilanoSport. E ora che il vento sembra cambiare con una maggiore attenzione all’importante contributo che la libera imprenditoria privata può dare al “pubblico”, in particolare al coté sportivo sotto forma di impianti e servizi ai cittadini, ci si mettono forze esterne, come ambientalisti e “maitre à penser” (con la testa sempre girata all’indietro come i maghi e gli indovini nella quarta bolgia dell’Inferno dantesco) a fare infiniti distinguo e polemiche su chi cerca di smuovere positivamente le acque. Due casi per tutti, uno sportivo e uno no. Ci stiamo avvicinando rapidamente alla bella stagione, momento in cui le piscine aprono i battenti per dare ristoro e scampoli di vacanza ai milanesi. Non tutti hanno la possibilità di godere dell’esclusività della nostra piscina (che apre regolarmente al primo di giugno ed è “per tutti” dal lunedì al venerdì, mentre il week-end è riservata ai soli soci). I milanesi senza tessera devono cercare negli specchi acquei comunali un anticipo di mare. Pian pianino la situazione delle piscine milanesi sta migliorando ma… ma quando i privati cercano di inventarsi qualcosa per rendere più gradevoli, moderni e polifunzionali gli impianti subito nascono le polemiche. Parliamo del caso Caimi, impianto chiamato in passato “Botta”, oltre che per la via anche per le acque gelide. Un pezzo di città chiuso dal 2007, quando l’Asl certificò la necessità di interventi urgenti per carenze strutturali e igieniche. Da allora il complesso era rimasto vittima dell’incuria e del fatto che Palazzo Marino non aveva più fondi da destinare all’intervento. Tutto ciò sino a quando la regista del teatro Parenti, Andrée Ruth Shammah, con un colpo di genio e di follia ha pensato di annettere la piscina al teatro facendosi carico dei lavori di riqualificazione. Un progetto ambizioso che, dopo trattative complesse, ha visto la firma della convenzione per 25 anni con il Comune che ha dato via al cantiere nell’ottobre 2014. I fondi (9.500.000 euro il costo complessivo) li ha trovati tutti il teatro tramite la Fondazione Pierlombardo e un mutuo: dal pubblico arrivano solo 1.450.000 euro dal Cipe e 500.000 euro dalla Regione, il resto (4.205.000 euro) arrivano da donazioni private, agevolate anche dagli sgravi fiscali dell’Art Bonus. All’appello mancano ancora 3.345.000 euro che il “Franco Parenti” pensa di coprire grazie all’apporto dei sostenitori del “Mille amici del teatro”. 
Questa benedetta sinergia tra pubblico e privato ha dato vita ai “Bagni misteriosi”, questo il nome della struttura ridisegnata dall’architetto Michele De Lucchi, recuperata e integrata con novità come le vasche depurate con raggi ultravioletti, una pedana che di giorno è un solarium e la sera si trasforma in palcoscenico, spettacoli, spogliatoi in teak. Insomma, per dirlo alla Shammah “un teatro che si apre alla piscina”. Bello, innovativo? 
E qui cominciano i distinguo, primo tra i quali quello del Codacons che ha sottoposto alla Corte dei Conti un esposto chiedendo chiarezza sull’iter di affidamento senza gara d’appalto. Subito dopo si sono messi gli abitanti di via Botta per la loro quiete turbata dopo anni di silenzio e minor traffico. Poi sono esplosi i “post” sui social network, che hanno derubricato il progetto a “un intervento per fighetti” disposti a spendere 7 euro per 4 ore in settimana o 12 per tutto il giorno, 5 in pausa pranzo e 14 per il weekend: tariffe giudicate troppo esose. Peccato che la piscina sia diventata un “place to be” con lunghe code per entrarvi e oltre 5mila ingressi a settimana. 
L’altro caso (stavolta non sportivo) di fastidio per l’intervento privato in ambito pubblico è quello di Starbucks in piazza Duomo, con le ormai famose palme. Ricapitoliamo: la multinazionale delle caffetterie si è aggiudicata la sponsorizzazione dello spazio verde di fronte al Duomo e aprirà una Reserve Roastery con tanto di portatili sul tavolo, beveroni e cupcake in piazza Cordusio, nell’ex palazzo delle Poste. Per conquistare i consumatori e superare le polemiche, adeguerà i prezzi al mercato locale e inaugurerà una miscela ad hoc. Ma c’è di più: sarà lo sponsor per i prossimi tre anni del restyling di piazza Duomo, con l’installazione di palme e banani alternati con piante di bergenia, ortensia e ibisco nell’aiuola di fronte alla cattedrale, secondo il progetto dell’architetto milanese Marco Bay. Apriti o cielo: si sono riversati fiumi di critici per contestare l’intervento che, piaccia o meno, cambia il volto di una piazza ormai preda di questuanti, scippatori e turisti da backpack. Dimenticandosi che l’arrivo di Starbucks è figlio di un’offerta internazionale presente in tutte le metropoli del mondo e che significa solo a Milano almeno 350 nuove assunzioni. 
Ma quando il privato vuol fare qualcosa, qui in Italia si innalzano subito barricate di ogni genere, spesso di origine burocratica, così dando ragione a quello che diceva il grande Ennio Flaiano: “Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando”.

Paolo Bonanni