QCM nr 83 Dicembre 2017 – Marzo 2018

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Editoriale del Quanta Club Magazine nr 83 settembre 2017 – marzo 2018
L’orgoglio di avere vent’anni

OGNI TANTO È IL MOMENTO DI CELEBRARE: QUANTA S.P.A. HA VENT’ANNI E GODE DI OTTIMA SALUTE, IL QUANTA CLUB CONTINUA A DARE SEMPRE MAGGIORI SERVIZI E QUALITÀ A SOCI E FREQUENTATORI, E L’HOCKEY CLUB MILANO AGGIUNGE TITOLI A TITOLI. BATTENDO RISPETTIVAMENTE CONGIUNTURA ECONOMICA, BUROCRAZIA E AVVERSARI

Come leggerete nelle prossime pagine e come avrete già intuito dalla copertina di questo numero il 2017 segna il ventennale dalla nascita di Quanta, un gruppo giuslavoristico al cui interno è sorto il Quanta Club, splendida realtà sportiva ma soprattutto manageriale.
Ci sembra doveroso raccontare, con il giusto orgoglio, in parallelo tre storie, quella della Quanta S.p.A., leader nella formazione ricerca e collocamento di risorse umane, quella del Quanta Club, il grande e importante impianto sportivo di via Assietta, e quella dell’HC Milano Quanta con i suoi innumerevoli e continuati successi.
La capacità di innovarsi nell’approccio alla gestione delle risorse umane ha portato la Quanta S.p.A. a divenire un gruppo di 9 Società anche internazionali, caratterizzate da un alto senso dell’etica (sostantivo quasi sempre negletto di questi tempi) e da un’elevata specializzazione. Se il successo può e deve essere valutato anche dai risultati ottenuti sul piano economico i quasi 200 milioni di fatturato annui lo certificano, con un Plan triennale appena approvato dal consiglio d’amministrazione che coniuga forte sviluppo, soddisfazione per i risultati, nuovi progetti e qualche sogno di possibile realizzazione.
Nel contempo il Quanta Club è cresciuto nel numero e nella qualità dei servizi offerti tanto da diventare un preciso punto di riferimento nell’ambito sportivo milanese nonostante le difficoltà che si trovano nell’ottenere dalla “res publica” le giuste e rapide risposte che ne frenano l’ulteriore crescita.
Io personalmente ho più volte cercato di colloquiare con l’attuale assessore allo sport, l’avvocato Roberta Guaineri. Si sprecano le mail e le telefonate che le ho personalmente fatto chiedendole inutilmente un’intervista per poter discutere della situazione dello sport milanese e delle prospettive strategiche di sviluppo. Mai una risposta mi è arrivata, fatto insolito per chi per professione ha chiesto e ottenuto nella lunga carriera udienza dai principali protagonisti dell’economia italiana. E poi ci sono i colori rossoblu, quelli del meraviglioso HC Milano Quanta che negli anni ha continuato a inanellare vittorie su vittorie. Come leggerete nelle prossime pagine la stagione è già partita con due successi, la Supercoppa e la Coppa FISR e solo per scaramanzia non vogliamo parlare degli altri titoli che il magico roster del coach Rigoni è in condizione di raggiungere nei prossimi mesi.

Un nuovo logo
L’introduzione del payoff “Next to you” vuole esprimere la “brand promise” di Quanta: essere vicini alle persone e alle aziende.

Signor Sindaco, può ora occuparsi dello sport a Milano? Ne ha disperato bisogno

Dopo essere stato ricevuto il 26 settembre dall’Avvocato Vanni, Capo del Gabinetto del Sindaco Sala ed avergli verbalmente espresso le preoccupazioni per il cattivo stato di salute nel quale da anni versa lo sport a Milano, senza riceverne alcun seguito né commenti, ho pensato di inviargli l’acclusa lettera che ad oggi non ha ricevuto alcun riscontro. Penso che il Sindaco sbagli nel non voler affrontare seriamente un problema, quello dello Sport a Milano, che senza una strategia di fondo, condivisa anche con i privati, finalizzata al rilancio prima e allo sviluppo poi dello stesso rischia a breve l’implosione definitiva. Umberto Quintavalle

Per comprendere meglio quanto sopra scritto nulla è più chiaro delle parole di Umberto Quintavalle nell’intervista rilasciata a “MilanoSportiva”

IL PATRON DEL CLUB, UMBERTO QUINTAVALLE, CHIEDE UN CONFRONTO DIRETTO E SINCERO SU NUOVE IDEE E SULL’USO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI

Lo sport a Milano ha bisogno di nuova linfa. Nuove idee, impianti ma soprattutto un confronto diretto e sincero tra pubblico e privato. Le nostre valutazioni partono da un dato oggettivo: oggi lo sport a Milano sta attraversando un momento molto negativo. Perché se quello che conta sono i risultati, possiamo dire che non c’è una squadra della città che vince un campionato di alto livello, da anni. A ciò si aggiunga l’aggravante dell’assenza di un palazzetto dello sport. Una struttura presente in qualunque città di media grandezza. In tutto questo si inserisce una situazione degli impianti sportivi milanesi molto delicata, anzi disastrosa. Tutte le strutture perdono soldi. Tranne due casi virtuosi, noi e la Pro Patria, tutte le altre aziende private hanno i conti in rosso. Per non parlare di Milanosport: anni di perdite importanti che sì si riducono, ma che in questo contesto di quadro economico non tengono in considerazione gli ammortamenti a carico del Comune. E dunque siamo sempre al solito discorso. Manca totalmente la collaborazione tra pubblico e privato.
Una prima soluzione sarebbe un pubblico che faccia un deciso passo indietro. Finché Milanosport occuperà tutti gli spazi in maniera dominante, è chiaro che il privato andrà in sofferenza. Come fa ad allearsi una società privata con chi lo vuole morto? In quei pochi casi dove qualcuno ha provato ad avvicinarsi è stato respinto. Penso ad Armani e al Palalido. La mia richiesta è che si limiti l’area di azione di Milanosport. Per esempio alla parte acqua, ciclismo, atletica e grande calcio. Lì il privato non può gestire ed è giusto lasciarlo al pubblico. Ma su tutto il resto c’è bisogno che si faccia respirare ed agire il privato. Mi piacerebbe che la municipalità organizzasse una tavola rotonda dove spieghi come vuole sviluppare lo sport su Milano: non è difcile mettere insieme un tavolo istituzionale. Creare un dibattito dove le società possano dare indicazioni su come agire. Perché i privati dovrebbero essere spinta, futuro, innovazione. Invece stanno morendo tutti: negli ultimi tre anni, le prime 5 strutture milanesi per dimensioni hanno perso cumulativamente oltre un milione di euro l’anno. E tra queste ci siamo anche noi e la Pro Patria, che abbiamo conti a posto.
La legge Madia impedisce agli enti pubblici di avere delle partecipate che non abbiano un valore strategico. Il Comune di Milano è corso ai ripari con una delibera dove definisce Milanosport un valore strategico. Si cerca di tenere in vita un’azienda andando contro una legge dello Stato. E tutto questo non permette lo sviluppo dello sport milanese privato. Umberto Quintavalle

E ora, dopo 12 anni finalmente il sindaco Sala ci dà ragione

Le tariffe comunali per l’utilizzo degli impianti sportivi di Milanosport generano solo perdite insanabili costringendo il Comune a continui pesantissimi ripianamenti

Come Umberto Quintavalle ripete in ogni occasione da ormai 12 anni nella gestione pubblica degli impianti sportivi milanesi più di qualcosa non funziona. E finalmente un Sindaco milanese, Giuseppe Sala dopo anni di colpevole silenzio ed inettitudine dei suoi predecessori, lo ammette pubblicamente: nella recente seduta del 30/11/2017 del Consiglio Comunale infatti il nostro Sindaco ha comunicato la sua decisione di inserire i lavori e la manutenzione di piscine, palestre, campi da calcio e simili nel Piano triennale delle opere del Comune togliendo di fatto l’incombenza a Milanosport, la società che oggi ha in affidamento gli impianti e conferendo il compito a Mm.
Il sindaco riferendo sulla situazione delle partecipate ha aggiunto che il quadro economico finanziario di Milanosport presenta diverse criticità poiché la società “opera secondo un modello tariffario che non le consente di raggiungere un pareggio economico e che le preclude la possibilità di investire”. Pertanto ci sarà una revisione del contratto di servizio che vedrà anche il coinvolgimento di Mm per la realizzazione degli investimenti e la manutenzione ordinaria degli impianti. In sostanza, Milanosport continuerà a gestire gli impianti, ma senza esserne più “affidataria”. Dopo questo discorso programmatico ha messo mano al portafogli e ha ricapitalizzato per l’anno prossimo Milanosport con un “trasferimento finale” di 17 milioni di euro.
Una doverosa ammissione ancorché tardiva (e quindi costosissima per le tasche del contribuente), ma pur sempre un timido fatto positivo di cui diamo atto al Sindaco. Ribadiamo però che senza un progetto complessivo sullo sport milanese che manca da lustri (e i risultati si vedono!) senza una seria programmazione che coinvolga anche i privati, i problemi di fondo rimarranno ahinoi irrisolti.

Paolo Bonanni