QVN nr 71 – Settembre – Dicembre 2014

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Editoriale QVN nr 71
Facce di Bronzi
Mentre i cantieri rallentano, gli appalti si fermano, il Seveso e il Lambro straripano, il governatore Roberto Maroni – ormai padre-padrone dell’EXPO – non trova di meglio che affidare a Vittorio Sgarbi il non meglio precisato ruolo di ‘ambasciatore per le belle arti’ per il mega evento del prossimo anno.
Che ci fosse bisogno di una figura di questo genere è già discutibile; che ci fosse bisogno di chiamare per il ruolo Vittorio Sgarbi lo è ancora di più, e non certo per l’incompetenza in materia (siamo i primi a riconoscere che è il numero uno), quanto perché – come da DNA del personaggio – un secondo dopo il suo insediamento aveva già scatenato il putiferio: “Vogliamo i bronzi di Riace a Milano, sono un patrimonio di tutti”.
Gli ha risposto benissimo Marco Magnifico, direttore generale del FAI, dalle colonne del Corriere della Sera: “In una città che ha la Pietà Rondanini, L’ultima cena, i capolavori di Brera, del Castello, e poi il neo classico della Scala, la Galleria, Palazzo Reale, i palazzi di Portaluppi… diamo tutto per scontato? Lo star system chiede di più? Ma per favore… A noi milanesi tocca ora il compito di raccontare “bene” la nostra storia, con ciò che nei secoli ci ha lasciato e senza attingere altrove”.
Quello che stupisce non è tanto il fatto che il sommo Vittorio abbia approfittato di questa nuova opportunità per lanciare l’ennesima provocazione, quanto che il lombardo, leghista e padano governatore abbia avuto bisogno del direttore del FAI per farsi ricordare quanto Milano (e la Lombardia più in generale) non abbia nulla da invidiare al resto d’Italia per tesori e “belle arti”.
Né tantomeno possano spostare l’ago della bilancia i due bronzi calabresi, maltrattati – questo sì – dall’incuria e insipienza di qualche sovrintendente locale, ma non certo indispensabili per il successo culturale di EXPO.
Viene il sospetto che tutto questo sia servito, in questa fredda estate 2014, per spostare l’attenzione dei nostri governanti lombardi da ben altri problemi: quello dei ritardi nei lavori, quello di una viabilità insostenibile, quello anche – diciamocelo – di una metropoli che al primo violento acquazzone viene inondata dalle acque di due fiumiciattoli quali il Seveso e il Lambro, problema di cui nessuno – pare – sembra venire a capo.
Ora la domanda che viene spontanea è: ma se a Milano invece del Seveso e del Lambro ci fossero stati la Senna o il Tamigi cosa succederebbe ogni estate? Un esodo biblico? Avremmo parcheggiata in piazza Duomo l’Arca di Noè per mettere in salvo uomini e bestie?
Intanto – dati dell’ASL milanese – ogni giorno viene chiuso un locale per cibi avariati e mancanza d’igiene. E noi stiamo a parlare dei Bronzi, con una bella faccia di bronzo.

Dario Colombo