QVN nr 70 – Giugno – Settembre 2014

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Editoriale QVN nr 70

È solo un problema di mazzette?
Ma no che non è solo un problema di mazzette quello dell’EXPO, della Regione Lombardia, delle banche, insomma di Milano. Neppure un’istituzione-simbolo come la Bocconi ne resta fuori, con mezzo miliardo di euro che finiscono con abili raggiri nelle tasche di un docente di Finanza Aziendale.
No che non è solo un problema di mazzette quando comunque si scopre che a meno di dodici mesi dall’evento non sono nemmeno state fatte le gare per il ticketing (e si parla di 20 milioni di visitatori); quella per l’assicurazione dell’intero evento; quella per i servizi di vigilanza (e allora chi sta vigilando adesso sui cantieri?); quella per i servizi di assistenza sanitaria; quella – da 80 milioni di euro – per gli allestimenti.
E manca un partner vettore aereo; quello per la ristorazione; quello per le bevande.
Come giustamente si chiede il presidente Quintavalle all’interno di questo giornale:
perché presidente (Bracco) e commissario unico (Sala), non prendono il coraggio a due mani e dicono chiaramente se EXPO  si farà o meno, e a quali condizioni?
Perché mentre adesso si cerca di ricondurre alla sola cricca dei tangentisti tutti i mali di EXPO, in realtà ci si dimentica degli anni (anni) passati a litigare sul compenso dell’ex-amministratore delegato Lucio Stanca, su chi dovesse avere più potere tra Formigoni, Tremonti e Moratti, e intanto i cantieri erano fermi, i bandi da fare, gli appalti da assegnare?
Ma è solo questo il problema di Milano?
Ma no che non è solo questo il problema, se – sempre per riprendere il punto di vista del presidente Quintavalle – le due squadre-simbolo del calcio milanese (ma non solo) finiscono a una quarantina di punti dalla Juventus e soprattutto sono costrette a cercarsi in giro per il mondo i soldi per sopravvivere (vincere è un’altra storia), quasi a dire: non è più roba per milanesi.
Ma no che non è solo un problema di mazzette se il “Corriere della Sera” se ne deve uscire con un appello in prima pagina (18 maggio) dal significativo titolo “Coraggio e creatività per Milano”.
Eh, già: ma vogliamo parlare proprio del Corrierone, giornale-simbolo di quella buona borghesia e imprenditoria milanese che per anni ha ispirato il Paese e adesso è travagliato da lotte tra i soci (do you remember Della Valle-Elkann?), conflittualità perenne tra management e giornalisti, mini (o maxi?) scandali di cui ha dato conto in una recente puntata del suo Report  Milena Gabanelli?
La verità è che dopo decenni (forse anche un secolo) in cui Milano ha inspirato e influenzato il Paese, adesso se n’è lasciata travolgere: dalla politica arraffona, dal malcostume imperante, dalla maleducazione, dall’inefficienza, insomma dal peggio di tutto. A niente sono serviti in questi anni gli appelli della Chiesa, della cultura, di quel poco di società civile che è rimasta. E così, mentre il Titanic-EXPO sta affondando, suona l’orchestrina di clacson dei taxisti che protestano contro l’invasore Uber. Alleluja.

Dario Colombo