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5/8/2022
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I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là*

I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là*

Di Illo Quintavalle - Presidente FdQ

La passione per l’hockey in linea ha radici profonde: mio padre mi raccontava della simpatica e spigliata rossa galeotta di Chicago che in cambio di un appuntamento galante pretendeva 2 biglietti per i Blackhawks all’allora Chicago Stadium. Della bella rossa, ovviamente, non ho più saputo nulla ma credo di poter competere con chiunque per numero di gadget ereditati della squadra nordamericana!

Personalmente non ho una storia così “particolare”, anche se.. l’amore per l’hockey nasce in USA, a Detroit. Non inseguivo appuntamenti galanti ma cercavo un posto per divertirmi la sera al “caldo” quando fuori già ad Ottobre la temperatura segnava -20 gradi! I RedWings (contro Chicago, guarda il caso) parevano particolarmente attraenti. Un match di preseason si è trasformato in un abbonamento annuale con un tifo sfrenato anche in quelle annate non proprio stellari dei biancorossi.

Il passaggio all’In line è stato ruvido, solo nel tempo ho apprezzato appieno lo sport e sono diventato, prima di tutto un tifoso e poi un discreto conoscitore del gioco, senza esserne un sapiente esperto.

Il gol di Claudio Mantese all’overtime di gara 5 nelle finali del 2017 probabilmente è stato il booster che ha alimentato la passione. La gestione durante il periodo COVID della Federazione e l’epilogo della scorsa stagione quando, avanti 2-0 con Vicenza, abbiamo perso il campionato… il punto più basso della mia storia sull’in line.

Essere un (ex) agonista ha probabilmente alimentato uno spirito di rivalsa verso la stagione sfortunata. Nel corso dell’estate scorsa con Riki Tessari e il sempre presente Claudio Mantese, abbiamo costruito una bellissima squadra, con tante facce nuove, un coach con spirito di rivalsa, una milanesizzazione o meglio “Quantaclubsizzazione “dell’ambiente. Tutti elementi che fanno parte del nostro DNA. 

Un corposo racconto dell’epilogo stagionale lo trovate all’interno del nostro Next, la stella che i nostri ragazzi si cuciranno sul petto dal prossimo anno, unita alla coccarda tricolore e allo scudetto italiano, è una gran gioia. Così come la prima vittoria a livello giovanile per l’HC Milano dell’u12 (grandi ragazzi!) è stata entusiasmante. In generale sono ben comportate durante tutto l’anno tutte le nostre squadre rafforzando quel concetto di centralità su Milano.

Una stagione dunque superlativa resa meravigliosa anche dal “lavoro” di quei fantastici genitori o semplici appassionati, amici per la pelle dell’HC Milano, che in tutti questi anni hanno permesso a tutto il movimento del nostro team di funzionare (quasi) come un orologio svizzero. GRAZIE di cuore!

Ma tutto questo entusiasmo non deve però oscurare la mediocrità dell’ambiente Hockey In line che ci circonda. Basta pensare che (quasi) nessun giornale ha riportato la notizia della vittoria di Milano, e anche l’online, al netto di qualche sito specialistico, non ha offerto visibilità aduna squadra pluricampione e va anche ricordato che a livello europeo non si è riusciti a giocare la Champions. D’altronde il Presidente Aracu, sempre cortese a distanza, non è, ancora quest’anno, mai venuto ad una partita o a una premiazione.

Non ho una soluzione perfetta ma si può (e si dovrebbe) lavorare su un processo a medio lungo termine, cominciando ad investire su professionalità e competenze. Il mondo delle sport ci insegna che il tempo dei mecenati è terminato, ovunque. Se continuiamo a gestire come è stato fatto in tutti quegli sport ora in crisi profonda (basket, hockey ghiaccio, calcio...) non vedo altra strada che quella della perenne mediocrità. 

Soluzioni sono state proposte alla Dirigenza della Federazione come l’inserimento di un Manager pagato da una federazione importante, ora anche olimpica, un ufficio comunicazione (esterno) strutturato che offra visibilità al nostro sport e che lavori a dei format moderni, una spettacolarizzazione delle partite con anche qualche cambio al regolamento per renderlo più social e fresco, ricerca di sponsor a livello di lega (abbiamo città come Milano, Padova, Ferrare, Verona, Trieste e Vicenza in A, Roma, Bari, Modena, Viareggio e Forlì e altre nelle serie inferiori), migliore qualità del video streaming solo per citarne alcune.

E una Federazione che rappresenti gli interessi della collettività, non di una zona d'Italia anche con decisioni forti: perché non essere il primo sport italiano ad introdurre il draft? Il salary cap e altri mezzi in stile americano? Certo giocare nella grande città è più attrattivo rispetto a stare in piccole città. Ma se l'anno scorso Phoenix-Milwaukee è stata la finale NBA più vista della storia nonostante il poco blasone delle finaliste significa che il meccanismo funziona!

Noi al Quanta Club non ci accontentiamo, c’è uno spazio da esplorare e noi già puntiamo a nuovi traguardi stellari!

 *Jim Morrison

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