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15/6/2022
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Sport
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Hockey

Quanta, una mentalità vincente

Quanta, una mentalità vincente

Dopo la Supercoppa Italiana, vinta anche la Coppa Italia: «Perché vincere, per noi, è tutto»

Un anno di Purgatorio, per riprendere poi la marcia in modo inarrestabile.

Perché quando in casa Quanta Club parli del l’hockey inline, stai parlando di una legge assoluta. Sacra, verrebbe da dire, che se interrotta torna più forte di prima. Ed è quello che è successo ai ragazzi di coach Denis Sommadossi, che dopo l’anno sabbatico della passata annata, dove a vincere tutto furono i Diavoli Vicenza, ora si ritrovano nuovamente a dettare legge. Con una Supercoppa Italiana finita in bacheca, una regular season dominata e una Coppa Italia vinta; il tutto, ovviamente, sempre ai danni dei rivali berici, finiti costantemente in seconda posizione. «Ma perché qui lo sport è di casa ed essere sportivi per natura significa puntare sempre al successo».

Musica e parole di un compositore di primissimo livello, Emanuele Ferrari. Al secolo il ‘Cobra di Bruzzano’, per la sua letalità sotto porta affiancata all’essere originario della periferia nord di Milano: «Quando hai una mentalità come la nostra, rigida e fissa sul sapere cosa vogliamo, non puoi che giocartela sempre - le sue parole - e giocare per vincere sempre deve essere un mantra, altrimenti non ti iscrivi nemmeno al campionato. Quindi l’obiettivo è e sarà sempre lo stesso: fare bene e vincere tutto quello che c’è a disposizione».

Lui che, nella già citata finale di Coppa Italia (3-0 ai Diavoli Vicenza) ha messo a segno la tripletta che ha deciso la sfida: «Non segnavo da tanto e aspettavo questo momento da molto tempo - ricorda ancora Emanuele - cos’è successo? Non saprei, ma nel momento in cui c’è qualcosa da vincere, entri in campo con una testa diversa. Merito anche dei miei compagni di squadra, che mi hanno messo nelle condizioni di poter segnare agevolmente, ma alla fine il disco l’ho buttato dentro io (ride, ndr)».

Quando c’è da vincere, in sintesi, Milano c’è: «Vogliamo tornare ad essere lo schiacciasassi di sempre; anzi, penso che l’anno sabbatico, senza successi, ci abbia davvero fatto bene, ridandoci stimoli e convinzioni. Perché quando perdi capisci realmente l’importanza del vincere». L’obiettivo del decimo Scudetto non è un tarlo, ma è un modo per omaggiare chi non c’è più: «Ci proveremo sempre, per rispetto anche del dottor Umberto Quintavalle - ricorda ancora Emanuele - di certo Milano merita di avere la Stella al petto, lì a simboleggiare i dieci Scudetti vinti. Una stella con le iniziali U e Q? Perché no».

Una mentalità da vincenti, merito anche e soprattutto della struttura Quanta Club: «Qui trovi tutto ciò che serve. In primis organizzazione; poi la serietà con cui si fanno le cose. Senza dimenticare la struttura: siamo molto fortunati ad avere una struttura del genere, perché la società ci mette a disposizione tutto ciò che ci serve, con un team che lavora per noi, dall’attrezzista al fisioterapista». Merito solo del club? «No, anche di Valeria (la fidanzata, ndr). Se riesco a giocare è grazie a lei, che mi gestisce il bar che abbiamo comprato quando devo giocare». E che lo sopporta, ormai, da dieci anni.

 

RIKI TESSARI: «RISPETTIAMO I VALORI E NON CEDIAMO MAI A FACILI SCORCIATOIE»

La felicità traspare anche nelle parole di Riki Tessari, presidente dell’HC Milano e amministratore delegato del Quanta Club.

Tessari, cosa rappresenta per il Quanta Club l’Hc Milano?

Un vanto indiscutibile. Siamo la società più titolata in assoluto in Italia e tra le più titolate d’Europa nell’hockey in line. E questo obiettivo è stato raggiunto con alcuni valori da sempre cari alla famiglia Quintavalle. Come rispetto, sportività ed etica che, uniti a pianificazione e organizzazione, con i giusti tempi portano a grandi risultati. Ma è chiaro che il supporto della stessa famiglia Quintavalle è stato essenziale, per raggiungere questi obiettivi e per quelli che verranno in futuro.

Ferrari nell’intervista parla di mentalità vincente, al Quanta Club il clam è “sportivi per natura” e i risultati lo dimostrano: cosa spera per il futuro sportivo di Milano la società?

Servono investimenti, non solo negli sport maggiori ma anche in quelli considerati minori; e servono persone preparate, meglio se provenienti dal mondo dello sport, per gestire il tutto. Per il futuro quindi non posso che sperare in una città che sappia comprendere l’importanza dello sport come fattore di socialità, di crescita sana. Lo sport agonistico è l’unico fattore che impone visite accurate ogni anno, quindi anche a livello preventivo è fondamentale. E poi speriamo possa finalmente divenire anche una delle varie opzioni dal punto di vista professionale per il futuro dei giovani. La mentalità vincente dell’HC Milano? Si costruisce nel tempo, lavorando sodo nel rispetto di valori e non cedendo mai a facili scorciatoie. Mentalità vincente vuol dire programmare, organizzare e crederci, è questo che fa la differenza.

AL VIA ANCHE IL CAMPIONATO FEMMINILE

La grande novità di quest’anno è l’iscrizione anche di una squadra femminile al campionato nazionale. L’HC Milano, infatti, ha fatto il suo debutto nella massima divisione nazionale in rosa lo scorso 3 aprile, nella trasferta di Civitavecchia contro le Snipers VR3. Al via cinque squadre: il Cus Verona campione d’Italia in carica, Diavoli Vicenza, Snipers VR3, Torre Pellice e Milano. Ai playoff le prime quattro, finale Scudetto in programma ai primi di giugno: «Il progetto nasce dalla volontà di completare un percorso, chiudere il cerchio sull’avere tutte le squadre tra giovanili e seniores - le parole di Mattia Mai, Sport Team Coordinator di Hockey e Pattinaggio al Quanta Club di Milano - ci presentiamo al via con una squadra molto giovane, con un’età media di 16/17 anni; il cuore della formazione è composto da ragazze di Milano, ma cene sono alcune che provengono da fuori e un paio addirittura dal Sud, da Bari. A riprova del fatto che c’è appeal attorno alla squadra: non ci siamo dati degli obiettivi precisi, se non quello di gestire la situazione al meglio. E in panchina ci saranno due coach d’eccellenza, due veri fuoriclasse: Juraj Franko e Martin Fiala».

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